Bambino iperattivo: sintomi, cause, modalità d’intervento

Ultimo aggiornamento: 04.12.22

 

Il vostro bambino appare inquieto e manifesta alcuni comportamenti che non sapete come decifrare? Potrebbe trattarsi dell’ADHD: vediamo di cosa si tratta

 

Se vostro figlio è spesso disattento, disorganizzato o iperattivo e impulsivo, potrebbe subire del disturbo da Deficit di Attenzione. Ma cos’è l’ADHD? Si tratta di un disturbo che ha maggiore incidenza nei maschi, per la precisione con un rapporto di 2:1 nei bambini e di 1,6:1 per gli adulti.

Per quanto riguarda il genere femminile, manifesta prima di quello maschile i sintomi relativi alla disattenzione.

 

Iperattività sintomi: a partire da che età?

Solitamente l’adhd nei bambini si manifesta a partire dai 12 anni, anche se non c’è un’età specifica che venga stabilita come punto di inizio, visto che è molto difficile stabilire un preciso momento in cui il fenomeno abbia luogo a partire dall’infanzia.

Ciò che notano i genitori è un eccesso dei movimenti nel bambino, soprattutto nei primi anni di vita. Dall’ipercinesia iniziale, si passa alla disattenzione, che diventa più evidente durante la scuola elementare.

Successivamente all’insorgenza di questi fenomeni, il decorso, durante lo sviluppo, vede un peggioramento, fino all’età adulta, quando i comportamenti antisociali sono all’ordine del giorno, per cui si ha una compromissione di tutto l’apparato sociale, lavorativo o anche scolastico, a seconda del momento in cui si ha questo incrudirsi dei comportamenti.

Tuttavia, accade molto più di frequente che i sintomi dell’iperattività siano meno rilevabili durante l’adolescenza e l’età adulta, anche se continuano a esserci una certa impulsività e, in generale, anche molta irrequietezza e disattenzione. 

 

Come capisco se il bambino è iperattivo?

Non sempre è facile capire, durante il periodo evolutivo, quando si tratti di ADHD e quando invece ci siano altri tipi di disturbo, come quello della condotta. Per comprendere se si tratta di bambini iperattivi o semplicemente ribelli, è necessario verificare la presenza di un mix di disattenzione e impulsività, che ne influenzano lo sviluppo.

Cosa intendiamo per bambino disattento? Dal punto di vista comportamentale, il soggetto tende a divagare e a non voler svolgere i compiti assegnati, con grosse difficoltà a mantenere l’attenzione o a essere organizzato.

Se il bambino è ipercinetico, vuol dire che si dimena in maniera eccessiva, che corre e si muove senza sosta. Infine l’impulsività si manifesta con azioni che vengono eseguite senza riflettere e che sono anche potenzialmente dannose.

Se parliamo dell’età prescolare, qui i primi sintomi sono caratterizzati proprio dall’iperattività mentre nella scuola elementare il focus è sulla disattenzione. Nell’adolescenza prevale il nervosismo o l’irrequietezza, mentre in età adulta la problematica maggiore è costituita dall’impulsività.

Dove si manifestano i sintomi?

Ci sono diversi contesti nei quali è possibile osservare le prime avvisaglie: dalla scuola a casa, ma anche a lavoro. Durante l’età evolutiva, naturalmente, il luogo privilegiato per verificare queste incidenze è proprio la scuola: i risultati non saranno al top e ci sarà un grande rifiuto sociale. 

I bambini inoltre non si applicheranno con costanza nei compiti, dimostrando quello che può essere confuso con la semplice pigrizia. Rispetto ai loro coetanei, infatti, saranno molto disattenti o avranno difficoltà a restare concentrati a lungo.

In classe sembreranno molto disorientati e non completeranno alcuna attività, passando dall’una all’altra perché si annoiano. Anche a casa, durante per esempio la loro trasmissione preferita, avranno difficoltà a restare a guardarla a lungo, perché ripetitiva. 

Nel gioco avrete un’altra riprova, perché saranno rumorosi, parleranno sempre e anche a voce alta, interrompendo gli altri senza saper aspettare il momento opportuno per intervenire. Non riescono a stare fermi, ma si agitano e non stanno seduti quando gli viene espressamente richiesto dal genitore o dall’insegnante. 

Da cosa dipende?

Se volete convincere il vostro bambino a mettere tutto a posto nel letto singolo contenitore che avete comprato, ma diventa un’impresa impossibile perché lascia tutti i suoi compiti a metà, potrebbe soffrire di ADHD. Ma da cosa dipende?

Alcuni studi neurofisiologici sostengono che derivi da un malfunzionamento dei sistemi che regolano la corteccia prefrontale: si tratta quindi di un disturbo cronico, che comporterebbe anche problemi più seri in età adulta, come abuso di sostanze, condotte antisociali e così via.

 

Come si può intervenire

Pare che l’unico modo per contrastare questo fenomeno sia quello di operare dei trattamenti di tipo cognitivo-comportamentale e anche somministrare delle sostanze stimolanti, ma la terapia farmacologica non ha sempre gli effetti sperati. 

Inoltre non sono pochi gli effetti indesiderati, come insonnia, cefalea, anoressia e mal di stomaco, specialmente se il farmaco è somministrato in via continuativa. Dagli anni ‘70 in poi si è proceduto a trattare questi soggetti con tecniche che toccano a 360° tutti gli ambiti dove il fenomeno si esplica, cioè la sfera emotiva, comportamentale, affettiva e relazionale.

Tra le varie tecniche, sono incluse quelle del problem solving e che fanno prendere consapevolezza delle emozioni, per controllarle in situazioni di particolare stress. Viene poi fatto anche un lavoro sul genitore, che solitamente si sente frustrato e non sa come affrontare il bambino.

Per questo si cerca di modificare la rappresentazione che ha del proprio figlio, spostando il focus sui sentimenti, gli atteggiamenti e intervenendo sulla relazione tra genitore e bambino. 

Attraverso questo processo, si cerca di accrescere anche la capacità di negoziare quando si è in presenza di un conflitto, costruendo una comunicazione efficace e cercando di promuovere, insieme al piccolo, le regole educative.

Il lavoro sinergico è infatti essenziale se si vuole cercare di trovare la via giusta per affrontare il problema e arginarlo nella maniera giusta, il più possibile. 

 

 

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