Parasonnie: quali sono, come combatterle

Ultimo aggiornamento: 04.12.22

 

Vi capita di parlare nel sonno o di avere allucinazioni o ancora di svegliarvi di soprassalto? Potreste soffrire di parasonnia: vediamo insieme di cosa si tratta e come affrontarla.

 

Quando parliamo di parasonnie intendiamo raccogliere tutti quei disturbi del sonno che sono caratterizzati da comportamenti anomali, che si verificano in un particolare momento del riposo. 

Può trattarsi tanto di movimenti, sonni agitati, emozioni, e così via, che accadono quando andiamo ad addormentarci. Non parliamo di girarsi nel letto ma di compiere proprio atti come se fossimo svegli, per cui andiamo anche a disturbare chi dorme con noi, oltre a noi stessi, visto che potremmo incorrere in eventi come lo svegliarsi di soprassalto.

 

Cos’è la parasonnia?

Parliamo di fenomeni che si verificano durante il sonno, che non sono usuali e che possono verificarsi in particolare:

♦ quando ci si addormenta

♦ mentre si dorme

♦ quando ci si sta per svegliare

 

Quali sono?

Vista la grande quantità di disturbi del genere, le parasonnie possono dividersi in primarie e secondarie. Le prime sono caratterizzate da disordini del sonno che non hanno una correlazione con altri disturbi, mentre le seconde sono legate ad altri problemi dell’organismo.

Inoltre è possibile classificarle a seconda degli stati del sonno in cui avvengono: nella fase REM o nel sonno non-REM. Tra le più conosciute abbiamo il sonnambulismo, episodi di terrori notturni o anche gridare nel sonno, incubi, la sindrome delle gambe senza riposo, le allucinazioni notturne e i crampi alle gambe.

Esiste anche una classificazione internazionale delle parasonnie, che le divide in:

♦ disturbi del sonno REM: risvegli confusi, sonnambulismo e terrore o attacchi di panico nel sonno, paralisi e incubi.

♦ disturbi nel dormiveglia o nella transizione tra sonno e veglia: contratture muscolari, sonniloquio, crampi e movimenti ritmici nel sonno.

Altre parasonnia conosciute sono il bruxismo, l’enuresi notturna, l’epilessia, l’apnea e la morte del lattante nel sonno, il russare.

 

Quali sono le cause?

Ma da cosa vengono causati tutti questi fenomeni che rendono meno piacevole il sonno, causando anche problemi come lo svegliarsi di notte con il cuore in gola? Certamente ciò che viene ad attivarsi è il sistema nervoso centrale, che viene poi a coinvolgere anche il sistema motorio, quello nervoso autonomo e quello cognitivo.

Le parasonnie classiche si manifestano generalmente nell’arco di una o due ore a partire dal momento dell’addormentamento. La durata media può essere di qualche secondo, come anche di mezz’ora, ma chi le manifesta non ricorda nulla di questi avvenimenti.

Ancora non si conosce alla perfezione ciò che causa in effetti tutto questo insieme di fenomeni, ma si pensa che un fattore possa essere lo stress, in combinazione con le stimolazioni sonore o anche luminose, la vescica piena, l’asma o le apnee notturne, un consumo eccessivo di alcol, l’assunzione di alcuni farmaci, il reflusso, le otiti.

Se avete problemi di sonno come quelli di cui abbiamo parlato, probabilmente può essere coinvolto anche il fattore genetico: chi infatti ha un familiare di primo grado che ha sperimentato le parasonnie, rischia più di uno che non ne ha nel suo corredo genealogico.

Le parasonnie sono da associare a una malattia?

Se dobbiamo fare un discorso generale, si tratta di fenomeni che finiscono per avere un’evoluzione benigna, cioè che non hanno nulla di patologico, quindi non sono da collegare a malattie fisiche o di tipo psicologico. Va da sé che, quindi, avranno una risoluzione spontanea.

Molte parasonnie, che si manifestano nell’infanzia, vanno a scomparire in età adulta: pensiamo all’enuresi o anche la paura, che non sono associabili di solito a dei traumi o a problematiche di natura emotiva. 

Deve però essere anche fatto notare che quando le parasonnie sono molto frequenti o intense, potrebbero essere la spia di qualche problematica più importante, come la depressione o anche delle malattie di natura neurologica, fino ad arrivare anche alla schizofrenia.

 

Quali sono i sintomi?

Quando parliamo di parasonnia, intendiamo un fenomeno abbastanza eterogeneo, che non finisce per causare problematiche come l’insonnia e la conseguente sonnolenza durante il giorno. 

Questo infatti viene provocato più che altro da quelle che si chiamano dissonnie, ovvero disturbi che comportano difficoltà a riposare. Se fate parte di quella schiera di persone che non sa come prendere sonno quando si è agitati e siete andati a visitare un bel po’ di siti per capire il segreto, probabilmente soffrite di dissonnia.

Quando parliamo invece di parasonnia, possiamo comprendere il risveglio parziale, ma con uno stato di coscienza alterato, una grande confusione, il disorientamento e anche l’amnesia. Vanno ad associarsi anche la tachicardia, il pallore, la rigidità muscolare, una sudorazione eccessiva e il respiro molto accelerato. 

 

Il sonnambulismo

Se il vostro problema non è il semplice lamentarsi nel sonno ma il sonnambulismo, che può spaventare molto di più di chi vi dorme accanto, sappiate che si tratta di una parasonnia benigna, che si verifica di solito durante la fase non-REM. Anche se camminate per casa, magari mettete la vestaglia e parlate, siete sempre inconsci di ciò che fate.

Gli incubi

Anche se è più che normale che accada di fare degli incubi, quelli più forti avvengono solitamente quando si è in stato REM e possono anche farci svegliare con un grande senso di angoscia addosso. 

La risposta emotiva è infatti molto alta, in quanto vengono a essere implicati l’agitazione, la paura e altre emozioni che turbano nel profondo l’animo. Solitamente si verificano nelle prime ore dell’alba e chi li fa ricorda bene tutti i particolari, tanta è la vividezza, ma anche la risposta emotiva è alta e può accadere di non riuscire più a prendere sonno.

Se anche voi sapete cosa succede se non si dorme, probabilmente conoscete anche tutti i rimedi utili per cercare di andare di nuovo tra le braccia di Morfeo. Forse però non sapete che gli incubi sono molto più frequenti nei bimbi tra i quattro e i 12 anni, anche se si manifestano di solito per un periodo relativamente breve, scomparendo con la crescita.

Se, nel frattempo volete conoscere alcuni rimedi naturali per il sonno agitato dei bambini, provate a farli mangiare poco la sera, a non farli andare a letto a pancia piena e a dare loro un po’ di camomilla, melissa o passiflora, per conciliare la nanna.

 

Il terrore notturno

Detto in gergo “pavor nocturnus”, consiste in un risveglio parziale dal sonno più profondo, con un grande stato di agitazione. Avviene nella fase di sonno non-REM, subito dopo l’addormentamento: i bimbi interessati sono quelli tra i due e i 12 anni ma anche questo fenomeno regredisce spontaneamente con la crescita.

Il bimbo può essere molto agitato, gridare e anche essere molto spaventato, ma torna a dormire dopo poco, con qualche rassicurazione, e al mattino non ricorda più nulla. 

 

Le allucinazioni

Esistono anche queste, ma sono collegate proprio al sonno: si tratta di illusioni talmente vivide da essere scambiate per vere, e possono presentarsi all’inizio del sonno, prendendo così il nome di ipnagogiche, oppure al risveglio, dette ipnopompiche. Sono anche collegate al brutto fenomeno della paralisi nel sonno. 

La paralisi notturna

Un fenomeno terrorizzante per chi lo vive, perché i muscoli sono tutti paralizzati anche se il cervello è sveglio, per cui si ha l’impossibilità di muoversi, nonostante lo si voglia fare. Fortunatamente è transitorio, anche se può durare da pochi secondi a vari minuti.

 

Come ottenere una diagnosi?

Come abbiamo detto, le parasonnie sono solitamente non patologiche, quindi regrediscono con il passare del tempo e con la crescita. Per capiRci, se il neonato si dimena nel sonno potrebbe trattarsi di un episodio isolato: solo nel caso in cui il fenomeno continui dovremo parlare col medico. 

Dovremo pensare di consultare lo specialista anche se pensiamo che la persona possa incorrere in situazioni pericolose, come se lasciamo in giro in bella vista un tagliapiastrelle e il soggetto tenta di tagliare con la lama!

 

Come si ottiene una diagnosi?

Se ci si reca dal medico di base o dal pediatra, quando si parla di bambini, si individua il disturbo sulla base dei sintomi segnalati. Se lo ritiene opportuno, il dottore può indirizzarvi verso il neurologo, in modo da escludere altri problemi di questa natura e anche da stabilire un trattamento ben equilibrato e mirato.

L’anamnesi deve tenere conto dei sintomi ma anche degli orari e della cadenza con la quale questi episodi si verificano: solo in questo modo il medico può capire esattamente come agire. Un aiuto molto importante può essere dato dal diario del sonno, ovvero le annotazioni che il paziente fa all’interno di almeno un periodo di due settimane.

In questo quaderno indicherà l’ora in cui va a dormire, quanto tempo impiega per addormentarsi, quante ore riesce a riposare, quante volte si sveglia nel corso della notte, cosa mangia la sera, quanto stress ha accumulato durante la giornata, che sintomi ha avvertito e com’è la stanza da letto in cui riposa, quindi che suoni sente o che luci vede.

In alcuni casi è indicato anche eseguire un esame detto polisonnografia, per verificare se ci sono episodi di natura epilettica durante il sonno o se si sospettano patologie di tipo respiratorio.

 

Che trattamenti si possono praticare?

Non c’è una vera e propria cura per il fenomeno delle parasonnie, almeno non una farmacologica, in quanto si preferisce agire sulla correzione di stili di vita non consoni o anche su alcune strategie molto utili per favorire il riposo notturno.

In linea generale, per contrastare questo fenomeno è opportuno:

♦ andare a dormire sempre alla stessa ora

♦ avere una stanza da letto senza infiltrazioni luminose o sonore

♦ svuotare la vescica prima di andare a dormire

♦ cercare metodi per eliminare lo stress, come ascoltare una musica rilassante o anche fare un bagno caldo prima di dormire

Quando le parasonnie riguardano i piccoli, dato che si presentano solitamente sempre alla stessa ora, è opportuno tenere il bimbo sveglio per circa mezz’ora prima del momento in cui solitamente ne sono colpiti. 

 

Quando è necessario ricorrere ai farmaci?

Solitamente, come abbiamo già accennato, si tratta di un fenomeno che va regredendo con la crescita: ma cosa succede se, in età adulta, le parasonnie continuano a manifestarsi? In questo caso sarà opportuno recarsi dal neurologo, che può prescrivere una terapia ad hoc, che può includere gli ansiolitici o anche degli antidepressivi.

In questo modo si riduce abbondantemente l’incidenza degli attacchi, anche se le soluzioni possono essere anche altre, come l’ipnosi o la terapia cognitivo comportamentale.

Cosa fare davanti a una persona con una parasonnia?

Vi è mai capitato di sentir dire che è meglio non svegliare il sonnambulo? Si tratta di una grande verità, in quanto questa azione potrebbe portare la persona ad agitarsi e a reagire in maniera incontrollata.

Allora, come ci si deve comportare davanti a un episodio del genere?

♦ non reagire in maniera brusca 

♦ non strattonare il soggetto, ma parlargli con dolcezza e usando un tono di voce basso

♦ cercare di far ritornare la persona a letto, in modo da ridurre il tempo di azione della parasonnia.

E se una delle persone con le quali viviamo soffre di questo fenomeno? Si dimostra necessario prendere delle precauzioni, per evitare che il soggetto in questione possa fare male a se stesso o agli altri.

Prima di tutto è bene assumere delle misure di sicurezza in casa, come rimuovere tutti gli oggetti che possono essere dannosi o che possono intralciare la persona, se per esempio si alza e cammina in casa durante la notte.

Molto importante anche togliere le chiavi dalle porte (quanti sonnambuli si ritrovano in strada senza sapere come e perché?) e chiudere le finestre, oltre a evitare che le scale siano facilmente accessibili. 

Ma è opportuno anche dare un aiuto dal punto di vista dell’alimentazione, evitando quindi di consumare caffeina la sera, teina e tutte le sostanze eccitanti che rendono più difficile il sonno. Inoltre, non è invece consigliabile raccontare a chi soffre di parasonnia quello che ha fatto durante l’attacco, in quanto questo potrebbe causargli maggiore ansia.

Questo e un po’ di pazienza possono aiutare il soggetto a stare meglio e a limitare queste manifestazioni. 

 

 

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