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Idee e consigli per sistemare e abbellire il giardino

 

Vi proponiamo una serie di suggerimenti per permettervi di vivere al meglio e in assoluto relax il vostro giardino, sia che vogliate riposare sia che preferiate organizzare grigliate e party con gli amici.

Il proprio spazio verde, grande o piccolo che sia, è l’ideale per staccare dalla routine quotidiana e ritagliarsi un po’ di tempo, in modo particolare durante il fine settimana, per divertirsi e rilassarsi. Per fare sì che questo avvenga, però, è indispensabile mettere in atto una serie di accortezze, che abbiamo pensato di raccogliere in questa pagina. Ecco, dunque, i nostri indispensabili consigli per vivere al meglio il giardino di casa.

 

Lontano da sguardi indiscreti

Delimitare il proprio spazio è fondamentale. La scelta di una recinzione giardino è tra le prime cose di cui occuparsi, in modo da garantirsi la giusta privacy ma anche il comfort che tutti desideriamo. In base alla tipologia del vostro giardino, alle dimensioni e alla presenza di altre abitazioni nei dintorni potrete optare su varie tipologie di recinti, più o meno oscuranti e più o meno robusti. I materiali con cui questi elementi sono realizzati sono tra i più disparati ma, quelli più diffusi, sono: il legno, il PVC o l’acciaio (zincato o verniciato). Per quanto riguarda lo stile della recinzione, oltre a valutare quanto deve “nascondervi” dagli sguardi indesiderati (ma ricordate che nasconderà anche a voi la vista dei dintorni), scegliete in base allo stile della vostra abitazione o degli elementi che si trovano già in giardino. 

 

Arredare e decorare 

Affinché il vostro giardino sia un luogo in cui sia piacevole trascorrere del tempo, è importante inserire una serie di accessori ed elementi che siano funzionali ma anche piacevoli alla vista. Cominciamo con i complementi d’arredo che permetteranno di rilassarsi ma, eventualmente, anche accogliere amici e parenti. Non possono proprio mancare, dunque, un tavolo e delle sedie, le cui dimensioni e il cui numero varieranno ovviamente in base allo spazio a disposizione. Difficile poi pensare di poter fare a meno di almeno una sdraio che, disponendo di due alberi posizionati in modo adeguato, potrebbe essere sostituita da un’amaca. Sempre nell’ottica di offrire punti di relax a familiari e amici si può valutare l’acquisto di una panchina da giardino e di un tavolino più piccolo che funga da supporto per bibite e spuntini. 

Ma non di soli oggetti funzionali vive il giardino. Ci sono anche numerosi elementi decorativi che possono contribuire a renderlo originale e gradevole alla vista e che spesso potete realizzare voi stessi, riciclando alcuni materiali. Qualche esempio? Una ruota di un carretto o di una vecchia bicicletta può essere dipinta e posizionata in modo strategico, magari anche per ospitare fiori e piante. Allo stesso modo un vecchio pneumatico può essere appeso al ramo di un albero e utilizzato come gioco per i bambini o come spazio sempre per piante e fiori. I pallet sono altri elementi che, con un minimo di manualità, possono essere trasformati in sedute, tavoli o fioriere. 

Disponendo di uno spazio adeguato si può valutare anche la creazione di un vialetto utilizzando sassolini oppure lastre di pietra, l’inserimento di qualche piccola statua (magari non i famigerati nani da giardino…) o decorazione in pietra. Tutto naturalmente seguendo sia il proprio gusto estetico sia lo stile dell’abitazione. 

La necessaria manutenzione

Tutto quanto detto finora rischia di andare sprecato se il vostro giardino è trascurato, ovvero con l’erba tagliata in modo irregolare o non tagliata per niente, con zone ricoperte da arbusti o con ciuffi d’erba che spuntano dappertutto. Sia prima di attrezzare lo spazio verde sia dopo averlo completato, non potrete in alcun modo prescindere da una manutenzione costante, ovviamente più assidua durante i mesi più caldi. Tagliate l’erba a intervalli di tempo regolari, magari affidandovi a un robot rasaerba che se ne occupi al posto vostro, eliminate gli eventuali detriti e, in modo particolare se avete trascurato a lungo il terreno, rivoltate le zolle in modo da favorire la circolazione dell’aria e agevolare il raggiungimento delle radici da parte dell’acqua. 

Per fare questo dovrete dotarvi di tutti gli strumenti necessari, decidendo – in base al vostro livello di pigrizia e alla disponibilità di spesa – se orientarvi su accessori manuali, come tagliaerba, forbici per la potatura o scarificatore, o alimentati a corrente o batteria. Solo una volta che avrete ultimato quella che è una vera e propria manutenzione del verde potrete dedicarvi a sistemare i vari dettagli che renderanno il vostro giardino bello, vivibile e una delle zone preferite della vostra casa.

 

 

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5 consigli per rilassarsi e dormire meglio e più a lungo

 

La vita spesso ci mette di fronte a situazioni difficili, impegnative e stressanti e questo, indubbiamente, ha ripercussioni sul nostro benessere fisico e psichico. Gli eventi degli ultimi anni, purtroppo, non hanno fatto altro che incrementare i livelli di stress con, come conseguenze più evidenti, la difficoltà di rilassarsi e di prendere sonno. Se siete in cerca di qualche suggerimento per tenere a bada ansia, agitazione e magari dormire meglio, qui di seguito abbiamo raccolto alcuni consigli che vi aiuteranno a rilassarvi.   

 

Usare gli oli essenziali

Ritagliarsi del tempo di qualità per sé è fondamentale, anche solo mezz’ora o un’ora al giorno. Per godervi qualche momento con voi stessi, cominciate dall’ambiente che vi circonda, scegliendo una serie di accessori fondamentali per creare la giusta atmosfera e che favoriscano il relax. Qualche esempio? Diffusori di oli essenziali, candele profumate o incensi. Ne potete trovare di tutti i tipi su https://cookinglife.it/. Noi vi suggeriamo in particolare alcuni oli molto efficaci nel combattere l’ansia, come quello di mandarino (che placa l’agitazione e favorisce il riposo), quello di camomilla (mettetene alcune gocce nella vasca per un bagno super rilassante), quello di incenso (riequilibra il sistema nervoso), quello di ylang ylang (risveglia la sicurezza in sé stessi) e quello di arancio (calma l’ansia e il nervosismo). 

 

Imparare a… respirare

Può sembrare assurdo, visto che si tratta di un’azione che ripetiamo migliaia di volte al giorno da quando siamo nati. Ma in realtà la nostra respirazione, a causa de ritmi frenetici che la vita ci impone, viene condizionata e non eseguita in modo corretto, dunque velocemente se non addirittura affannosamente. Prestare attenzione al respiro – in modo particolare prima di dormire – è fondamentale. Come fare? Sdraiatevi sul letto, chiudete gli occhi e inspirate in modo profondo dal naso, in modo che si sollevino leggermente le spalle. A questo punto trattenete il respiro per cinque secondi, quindi espirate dalla bocca lasciando scendere le spalle. Ripetete questo semplice esercizio per una decina di minuti. 

 

Il relax passa anche dal corpo

Dolori, tensioni muscolari e fastidi in alcune parti del corpo sono cartine di tornasole dello stress che sta prendendo il sopravvento. È dunque importante dedicare un po’ di tempo anche al fisico e praticare semplici esercizi volti a favorire il rilassamento muscolare, in modo particolare delle zone che più facilmente sono sottoposte a contrazioni, come le spalle, la schiena e gli arti. Quello che è sufficiente fare è cercare di liberare la testa dalla negatività e svolgere questi facili passaggi di contrazione (tipicamente per una decina di secondi) e rilassamento dei vari muscoli:

• Polpacci: sdraiatevi e tirate i piedi verso di voi, contraendo i polpacci per dieci secondi e quindi rilassandoli.

• Cosce: nella stessa posizione, stavolta spingete le punte dei piedi verso il basso per contrarre i muscoli delle cosce e poi rilassateli. 

• Glutei: stringete le natiche e rilassatele.

• Spalle: sollevate le braccia in modo che le spalle sfiorino le orecchie e restate in posizione per dieci secondi, poi abbassatele.

• Braccia: stendete le braccia, quindi poggiate le mani sulle spalle e contraete i bicipiti, quindi rilassateli.

• Collo: distendete il collo verso destra, in avanti, all’indietro e a sinistra. Mantenete ognuna di queste posizioni per dieci secondi. 

Un massaggio

L’ideale sarebbe quello di riuscire a ritagliarsi un’ora ogni tanto – una o due volte al mese – per affidarsi alle sapienti mani di un massaggiatore professionista. Ci rendiamo conto, però, che non si tratta di una soluzione alla portata di tutti, sia in termini di tempo sia di spesa. Questo però non significa che non possiate provvedere voi stessi a farvi un bel massaggio. Cominciate posizionando le mani su collo, spalle e schiena e utilizzate le dita per praticare piccoli movimenti circolari su queste zone. Passate poi alla testa, perché massaggiarla è un ottimo rimedio contro l’accumulo di stress e aiuta a prevenire il rischio di cefalee. Anche in questo caso con le dita praticate una serie di piccoli cerchi sulle tempie e sul cuoio capelluto, aumentando leggermente la pressione. 

 

Stile di vita

Dando per scontato che non possiate smettere di lavorare e trasferirvi in un’isola caraibica, potete comunque apportare qualche piccolo correttivo al vostro stile di vita per ridurre stress e ansia. Seguite un’alimentazione più sana e limitate (o eliminate) l’assunzione di the, bevande gassate e caffè che contengono caffeina e che possono causare insonnia, nonché fastidi a livello gastrico. Se passate molte ore in ufficio o in macchina, ritagliatevi anche solo un quarto d’ora per una passeggiata all’aria aperta, meglio se in un parco o in una zona verde. Non abbiate paura di andare a fare due passi anche da soli, anzi quella camminata può diventare il momento per stare un po’ con sé stessi e ritrovare il proprio equilibrio interiore. Prendetevi una pausa dallo smartphone e dal tablet, sia perché spesso sono strumenti che ci legano al lavoro, sia perché il loro utilizzo – in modo particolare la sera prima di andare a letto – stimola ed eccita il cervello, rendendo più difficile addormentarsi.  

 

 

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La musica può aiutare a dormire meglio?

 

Per moltissime persone la musica è una compagna irrinunciabile in qualunque momento della giornata. C’è chi la ascolta per concentrarsi sul lavoro, chi per avere la giusta carica mentre corre o si allena, chi per svagarsi dopo una giornata impegnativa e chi ancora per rilassarsi. Proprio questa tipologia di ascolto è tra le più apprezzate: si sceglie una playlist di un certo tipo oppure i suoni della natura – come quelli presenti su it.depositphotos.com, uno sterminato e gratuito database di effetti sonori – e ci si libera dallo stress, magari facendo anche un pisolino. 

 

Allora la domanda che sorge spontanea è: la musica può aiutare a dormire meglio? Se accompagniamo il momento in cui andiamo a letto con una serie di brani, avremo un riposo più gratificante e soddisfacente? 

 

La giusta scelta

Diversi studi hanno cercato di dare una risposta a queste domande e, da quanto è emerso, la musica ha in effetti il potere di contribuire a un riposo migliore. Gli studiosi della National Cheng Kung, un’università di Taiwan, hanno condotto una ricerca su un gruppo di 300 persone che soffrivano di insonnia e che sono state divise in due gruppi. Ebbene quelle a cui è stata fatta sentire della musica sono riuscite a dormire meglio e più profondamente rispetto a quelle che non hanno ascoltato nulla. 

Certo, non tutte le melodie si prestano allo scopo. Dallo studio, infatti, emerge come, per dormire profondamente, ci sia bisogno di musica rilassante, che abbia un ritmo lento (tra i 60 e gli 80 battiti al minuto), un’armonia tranquilla e un volume basso. Suoni con queste caratteristiche, infatti, tendono a ridurre l’attività del sistema nervoso e a favorire il rilassamento. 

 

Senza parole

Detto che le melodie lente sono le più indicate per fare diminuire la tensione fisica e psichica, non pensate che sia sufficiente la musica per dormire in 5 minuti. Si tratta, ovviamente nel caso soffriate di insonnia o comunque di difficoltà nell’addormentarvi, di un processo più lungo. Secondo quanto emerge da altri studi, infatti, possono essere necessarie fino a tre settimane di ascolto, per almeno 45 minuti prima di coricarsi, per cominciare a notare un miglioramento e riuscire così a riposare meglio. È consigliabile poi optare per musica solo strumentale perché i brani con le parole tendono a impegnare maggiormente la mente che, inevitabilmente, non può fare altro che seguirli. Nel caso di canzoni con un testo, i centri cognitivi del cervello, dunque, vengono attivati mentre l’obiettivo di chi cerca di rilassarsi è quello di tenerli spenti. 

Che la musica fosse terapeutica, del resto, è cosa nota sin dall’antichità. Per esempio, durante la Seconda Guerra Mondiale, non era infrequente che negli ospedali, ai feriti venisse fatta ascoltare della musica, in modo che favorisse una guarigione più rapida dei soldati. Allo stesso modo, una serie di studi più recenti, ha dimostrato come, dopo un intervento chirurgico, sentire melodie gradevoli e rilassanti abbia contribuito alla riduzione del dolore e della dipendenza dagli antidolorifici da parte dei pazienti.   

Fare sogni più belli

Non solo ascoltare musica aiuta a dormire più profondamente ma contribuisce a svegliarsi più felici e a fare sogni piacevoli. Questo perché sentire bei suoni e belle melodie favorisce la produzione di ossitocina da parte dell’ipotalamo e alza i livelli di serotonina, il che ha come naturale conseguenza una maggiore sensazione di benessere nonché una migliore qualità dei sogni. Se, per esempio, soffrite sovente di incubi ricorrenti, l’ascolto di musica lenta e piacevole può rappresentare un valido metodo per combattere il problema. 

Allo stesso modo la musica o i suoni della natura prima di dormire sono particolarmente efficaci nell’aiutare a ridurre le preoccupazioni e i disturbi dell’umore. In un certo senso “distraggono” il cervello – tenendo a bada i livelli di cortisolo, noto anche come “l’ormone dello stress” – impedendogli di pensare a ciò che vi turba e indirizzano l’attenzione verso il presente, allontanandola dal passato e, dunque, dalle preoccupazioni della giornata. 

 

Che musica ascoltare

Assodato che un certo tipo di musica sia più indicata a favorire il rilassamento, bisogna però dire che una regola fissa non c’è, perché ognuno di noi ha un tipo di risposta differente a seconda dell’abitudine e della passione per certi stimoli uditivi. Non è un caso che in un sondaggio su quali brani favorissero maggiormente il rilassamento siano stati citati artisti classici come Bach, Chopin o Mozart ma anche Ed Sheeran e i Coldplay. 

Detto questo, ci sono comunque alcuni brani che si prestano particolarmente per un ascolto “terapeutico”, per agevolare il relax e conciliare il sonno. Uno è sicuramente Weightless dei Marconi Union, una band inglese che ha collaborato con il British Academy of Sound Therapy, per realizzare una canzone che fosse davvero rilassante, grazie all’assenza di melodie ripetute, scelta che permette al cervello di non “impegnarsi” a prevedere i suoni che arriveranno. In questo modo il brano non solo contribuisce al riposo ma aiuta anche a ridurre l’ansia. Lo trovate su YouTube, persino in una versione lunga 10 ore! Altre tipologie di brani sono quelli che vanno a stimolare le onde delta, che sono quelle che si attivano nel nostro cervello durante il sonno. Anche in questo caso su YouTube ci sono numerosi brani – come per esempio questo, della durata di ben 8 ore – che è indicato per ridurre il livello di stress ed è dunque consigliato nelle fasi precedenti il sonno.

 

 

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Coperte e lenzuola

Umidità e temperatura ideale per dormire bene in estate e in inverno

 

Dormire in un ambiente con il giusto livello di umidità e la giusta temperatura, è fondamentale se si vuole riposare bene e rigenerare appieno l’organismo.

 

Il benessere quotidiano del nostro organismo dipende da molteplici fattori, incluso il dormire bene. Di certo non basta mettersi sotto una coperta e riposare sopra un buon materasso per rigenerarsi appieno, ma occorre anche che siano presenti un giusto tasso di umidità e una temperatura ideale in casa.

Per esempio durante la stagione estiva, la colonnina di mercurio raggiunge livelli molto alti e già questo rappresenta un fattore critico, che può incidere negativamente sulla qualità del nostro riposo.

Per molti infatti, l’estate si trasforma in uno scenario di notti insonni e di risvegli mattutini abbastanza difficili.  In tutto ciò però, non è soltanto la temperatura ambientale a incidere sulla qualità del sonno ma anche quella del nostro corpo.

Diverse persone rilasciano in maniera naturale delle alte percentuali di calore corporeo e di sudore, che vengono trasferite alla superficie di riposo, ovvero al cuscino e al materasso. A loro volta i suddetti elementi contribuiscono ad aumentare i livelli di temperatura e umidità del giaciglio, creando non poche difficoltà a chi dorme.

 

Consigli per dormire bene d’estate e d’inverno

È bene sapere che la temperatura ambientale incide in maniera significativa sulla produzione naturale di melatonina. Questo ormone è fondamentale per l’organismo, in quanto è responsabile della qualità del nostro riposo, pertanto se il livello di melatonina prodotto dal nostro corpo è basso, di conseguenza potrebbero crearsi delle serie difficoltà durante la fase di addormentamento.

Per agevolare il rilascio del suddetto ormone durante le calde notti estive, vi suggeriamo di creare un ambiente ideale nel quale riposare, ovvero quanto più fresco possibile. Il consiglio perciò è quello di dormire in una stanza all’interno della quale sia presente un buon ricircolo d’aria durante la notte. Magari tenete chiuse le imposte durante le ore più afose del giorno, di modo da impedire al calore di stagnare nella camera da letto.

Inoltre evitate di usare l’aria condizionata per dormire freschi, perché a lungo andare, l’utilizzo di questo dispositivo potrebbe essere causa di fastidiosi dolori muscolari e articolari.

Per ciò che concerne il riposo durante la stagione fredda, c’è da dire che in questo caso è più facile tutelare il proprio sonno da un punto di vista termico, perché è sufficiente utilizzare la giusta biancheria da letto (traspirante) e le coperte necessarie. In tal modo, il corpo umano è in grado di creare autonomamente il suo microclima, ovvero la temperatura ideale per riposare bene.

In pratica, addormentarsi tra le braccia di Morfeo durante l’inverno, risulta molto più semplice che prendere sonno durante l’estate.

 

La temperatura ideale per dormire bene

La temperatura ottimale che consente all’uomo di riposare in maniera tranquilla e serena, è compresa tra i 15 e i 18°C, mentre il livello di umidità ideale deve essere incluso tra il 40% e il 60%.

Un eccesso di umidità infatti, potrebbe causare sudorazione e di conseguenza interrompere il sonno, mentre un’aria troppo asciutta potrebbe creare una secchezza delle mucose e dare origine a tosse e starnuti.

Durante l’inverno è più semplice controllare i suddetti parametri, in quanto basta accendere il riscaldamento e tenere sotto controllo il livello di umidità all’interno della casa. Durante l’estate invece la situazione cambia, specialmente quando la temperatura massima supera i 30°C.

In questa circostanza l’aria diventa afosa durante le ore diurne, e la sera è difficile che la temperatura si abbassi a dei livelli ottimali. È proprio per tale motivo che durante le vacanze estive c’è la tendenza ad andare a letto più tardi e ci si sveglia con maggiori difficoltà.

Per ciò che riguarda i bimbi piccoli o meglio i neonati, i valori termici cambiano in maniera abbastanza sensibile. Ciò avviene perché nel bebè, il sistema di autoregolazione della temperatura corporea non è ancora completamente sviluppato.

Premesso che per un neonato la temperatura corporea normale è compresa  tra i 36,5 e i 37,5°C, la temperatura ambientale ottimale per riposare bene dovrebbe essere compresa tra i 18 e i 20°C.

 

La tecnologia e il riposo

La tecnologia è sempre al passo con i tempi e fortunatamente giunge anche in soccorso di chi vuole usufruire di un maggiore benessere termico per riposare bene.

In commercio esiste un particolare tipo di materiale, ovvero il poliuretano espanso flessibile, che quando viene abbinato a delle speciali microcapsule PCM (Phase Change Materials), riesce ad assorbire il calore del corpo, mantenendo comunque costante la temperatura interna.

In pratica i PCM possono essere definiti l’evoluzione più avanzata del poliuretano, una sorta di “upgrade”.

Inizialmente questi materiali particolari vennero utilizzati dalla NASA in campo aerospaziale e soltanto successivamente, grazie alla scoperta delle loro grandi proprietà termiche, vennero impiegati con successo nel settore manifatturiero del riposo.

A tal proposito furono create delle vere e proprie lastre da applicare ai materassi, al fine di combinare traspirabilità, controllo dello scambio termico e flessibilità.

In sostanza, i materassi fabbricati con questo tipo di materiale, sono in grado di mantenere fresca la superficie di riposo durante le giornate e le notti calde, perché non tendono a surriscaldarsi a contatto con il corpo umano.

Tale tecnologia innovativa è stata pensata appositamente per offrire il massimo comfort termico durante le ore di sonno. La superficie di riposo riesce a mantenere la sua temperatura costante, pur assorbendo il calore corporeo; in tal modo questa è in grado di rimanere fresca al tatto e allo stesso tempo traspirante.

 

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Zanzare

Svegliarsi spesso con il mal di testa: da cosa dipende? Ecco che cosa fare

 

La cefalea mattutina è una forma di mal di testa abbastanza comune. Quali sono le cause? Ci sono dei metodi per prevenire questo disturbo?

 

Svegliarsi con mal di testa e capogiri la mattina, è un fenomeno molto diffuso nella società moderna. Le cause della cefalea sono molteplici, quali per esempio: disturbi del sonno, cattive abitudini nella routine quotidiana, stress, fattori ambientali, ecc.

Vediamo insieme quali sono i vari tipi di mal di testa, da che cosa dipendono e quali rimedi possiamo adottare per prevenirli e curarli.

 

Cos’è la cefalea mattutina?

Svegliarsi stanchi con il mal di testa è un fenomeno che di solito colpisce una persona su 13. Sentirsi la testa pesante, un cerchio alla testa o la testa che scoppia, sono varie forme di cefalee che si manifestano in maniera più frequente nei soggetti con età compresa tra i 45 e 65 anni.

Spesso i suddetti stati di sofferenza sono legati a dei disturbi del sonno, specialmente se si ripetono quasi tutti i giorni, se non quotidianamente. L’insonnia per esempio, può causare la cefalea e di conseguenza, chi soffre di cefalea non riesce a riposare bene.

È proprio per questo motivo che il mal di testa si presenta spesso di mattina e specialmente in coloro che soffrono di insonnia. Tra le varie forme di cefalea ricordiamo: l’emicrania, la cefalea muscolo-tensiva e la cefalea a grappolo.

L’emicrania

L’emicrania è una delle forme di mal di testa più comuni e diffuse. Questa si manifesta con un dolore intenso o pulsante, che generalmente inizia a colpire la parte frontale o un lato del cranio. L’attacco può variare di intensità e può estendersi a più zone della testa.

Spesso una crisi emicranica esordisce al mattino e il dolore aumenta man mano che passano le ore. Una sensazione abbastanza comune che si avverte al risveglio, è quella di non aver riposato abbastanza. 

Un attacco emicranico può durare dalle 4 alle 72 ore e il dolore spesso è pulsante e può essere accompagnato da fotofobia, fonofobia, senso di nausea e vomito.

 

La cefalea muscolo-tensiva

Di solito la cefalea muscolo-tensiva è caratterizzata da un dolore che viene percepito come una morsa che si stringe attorno alla testa, con un’intensità abbastanza moderata. I fattori che possono scatenare questo tipo di mal di testa sono molteplici, tra i più comuni ricordiamo: disturbi del sonno, stress, tensione cervicale,  malocclusione dentale, affaticamento della vista, infiammazioni muscolo scheletriche.

 

La cefalea a grappolo

La cefalea a grappolo è caratterizzata da un dolore lancinante localizzato in un punto preciso della testa, spesso nella zona retro oculare. Fortunatamente si tratta di una forma di cefalea più rara rispetto a quelle finora menzionate, che di solito colpisce una persona su mille.

Tale disturbo si può manifestare dai 20 anni in su e in genere colpisce più gli uomini che le donne.

Le cause di questa patologia non sono ancora del tutto chiare, ma si pensa che debbano essere ricercate nell’attività cerebrale dell’ipotalamo. In questa zona del cervello risiede l’orologio biologico, che ha il compito di regolamentare i ritmi di sonno/veglia.

Alcuni studi hanno avanzato l’ipotesi di una possibile predisposizione genetica, perché spesso il disturbo può colpire più membri dello stesso ramo familiare.

Di solito la cefalea a grappolo si presenta con attacchi ciclici, detti appunto “a grappolo”, che durano diverse settimane (in genere dalle 4 alle 12 settimane).

I suddetti archi di tempo sono noti come “periodi attivi”, che si alternano a fasi di assenza di cefalea, ovvero i cosiddetti “periodi di remissione”, che possono durare mesi o addirittura anni.

Gli attacchi di cefalea a grappolo possono manifestarsi ogni anno e possono durare per tutto l’arco di vita del soggetto colpito. Fortunatamente esistono delle cure farmacologiche che possono aiutare a tenere sotto controllo le crisi.

 

Altre cause della cefalea mattutina

Come abbiamo detto in precedenza, spesso le origini del mal di testa mattutino, sono legate ai disturbi del sonno. Tra le tante cause ricordiamo: apnea ostruttiva del sonno, russamento, posture errate durante il sonno, tensioni muscolo scheletriche, carenza di ore di sonno, eccesso di ore di sonno, insonnia, postumi di una sbornia, disturbi del ritmo circadiano, bruxismo (digrignamento dei denti), abuso di farmaci, abuso di integratori.

 

Trattamento della cefalea da risveglio

Se la mattina vi svegliate spesso con dei forti mal di testa, vi suggeriamo di consultare subito il vostro medico curante o un neurologo di riferimento, che saprà indagare sul vostro disturbo. In base agli elementi raccolti, il dottore sarà in grado di identificare il problema e di indicarvi che cosa fare.

Qualora dovesse essere necessaria una cura farmacologica, in base alla gravità della cefalea, questi vi potrà prescrivere una terapia adeguata.

Solitamente il trattamento prevede l’assunzione di uno dei seguenti farmaci: paracetamolo, FANS (antinfiammatori non steroidei), triptani, ecc.

Prevenzione

Lavorare sulla prevenzione è molto importante, al fine di evitare di imboccare la via farmacologica, a meno che la cefalea non sia causata da una patologia.

Innanzitutto è consigliato modificare il proprio stile di vita, come per esempio, andare a dormire sempre alla stessa ora. È altresì importante seguire una dieta sana e fare una regolare attività fisica.

Un altro aspetto fondamentale per dormire bene, consiste nel creare un ambiente adatto al vostro riposo. La camera da letto deve essere il più possibile al buio, la temperatura deve risultare ideale, come anche il livello di umidità della stanza.

Il materasso e il cuscino devono essere confortevoli e offrire il giusto supporto alla colonna vertebrale e alla testa. Proteggete la camera dagli attacchi di eventuali insetti molesti, magari installando degli ultrasuoni per zanzare

 

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Abbigliamento

Narcolessia: cause, sintomi e possibili cure di questa patologia

 

La narcolessia è una patologia neurologica, responsabile di improvvisi attacchi di sonno diurni e stati di stanchezza cronica. Ecco le cause e le possibili cure.

 

La narcolessia è un disturbo neurologico cronico, che provoca degli stati di sonnolenza continua, soprattutto durante l’arco della giornata. Un soggetto narcolettico si trova a dover affrontare dei seri problemi nella gestione delle attività quotidiane, poiché gli attacchi di sonnolenza si manifestano all’improvviso.

 

I pericoli della narcolessia

Pur non trattandosi di una patologia letale, la narcolessia può diventare molto pericolosa, non soltanto per la persona narcolettica ma anche per chi le sta accanto. Per esempio, avere sempre sonno, può indurre l’automobilista che soffre di tale disturbo ad addormentarsi improvvisamente durante la guida. Ciò potrebbe mettere a rischio la vita del conducente, quella di chi gli sta vicino e quella di altri automobilisti e pedoni che si trovano nelle vicinanze.  

La narcolessia può incidere negativamente anche sulla vita personale e professionale, in quanto si potrebbe essere percepiti come soggetti poco affidabili e pigri. Purtroppo, chi soffre di questo disturbo, tende a ridurre in maniera drastica i contatti sociali, onde evitare di essere giudicato e di causare problemi agli altri.

Ciò non vuol dire che una persona narcolettica debba per forza rimanere a casa in vestaglia senza interagire con il mondo esterno. È vero che non esiste una cura definitiva al problema, tuttavia attraverso l’assunzione di farmaci specifici e correggendo il proprio stile di vita, è possibile gestire al meglio i sintomi della patologia.

Come riconoscere i sintomi della narcolessia

Spesso la narcolessia viene confusa con altre patologie quali l’epilessia o altri disturbi psichiatrici. In realtà si tratta di una malattia neurologica abbastanza rara, che predispone il soggetto a improvvisi colpi di sonno.

Coloro che ne soffrono infatti, tendono ad addormentarsi più volte nell’arco di una giornata, senza desiderarlo. Solitamente chi tende ad accusare sonno dopo pranzo o dopo cena, non è da annoverare tra i casi di narcolessia, perché in tale situazione, lo stato di sonnolenza è provocato da un ridotto apporto di sangue al cervello, a causa della fase di digestione.

Identificare i sintomi della narcolessia è fondamentale per stilare una diagnosi accurata. Tra i sintomi più comuni ricordiamo: sonnolenza diurna frequente, stati di allucinazione, cataplessia, paralisi del sonno.

– Sonnolenza diurna frequente

Chi soffre di narcolessia tende ad addormentarsi improvvisamente in qualsiasi contesto e più volte al giorno, con cicli di sonno che durano vari minuti, intervallati da pause di un paio d’ore circa.

– Stati di allucinazione

Un altro sintomo tipico della narcolessia, si manifesta con delle allucinazioni visive e uditive. In pratica il soggetto narcolettico vive dei frequenti sogni ad occhi aperti, che demarcano il passaggio dalla veglia al sonno e viceversa. Spesso queste allucinazioni sono talmente vivide che portano l’individuo a confondere il sogno con la realtà.

– Cataplessia

La cataplessia è una condizione di grande spossatezza muscolare, che spesso si manifesta in seguito a delle emozioni molto forti, quali: pianto, euforia, sorpresa, collera, paura, ecc.

Gli episodi di cataplessia possono durare pochi secondi o alcuni minuti. Tale fenomeno è presente in diversi casi di narcolessia e può manifestarsi quotidianamente.

– Paralisi del sonno

Spesso, chi è affetto da narcolessia, sperimenta sulla propria pelle anche episodi di paralisi temporanee, che possono durare da pochi secondi a vari minuti. Di solito il fenomeno avviene durante le fasi di addormentamento e di risveglio, pertanto è noto come “paralisi del sonno”.

L’individuo, pur essendo cosciente, non riesce a muoversi durante questi eventi e spesso tende a dimenticare ciò che è accaduto.

 

Narcolessia cause

Ancora oggi la scienza non è riuscita a trovare delle cause specifiche che possono provocare la narcolessia. Tuttavia, alcuni studi hanno evidenziato che i soggetti narcolettici hanno dei bassi livelli di oressina (ipocretina), ovvero un neurotrasmettitore fondamentale nella regolazione dell’appetito e del ritmo sonno/veglia.

In realtà non si è ancora capito da cosa dipende tale deficit di oressina, anche se si suppone che possa essere dovuto a un tipo di reazione autoimmune da parte dell’organismo.

Tra i vari fattori di rischio che possono portare una persona a soffrire di narcolessia, ci sono l’età (di solito compare entro i 30 anni) e la familiarità, infatti se un membro della famiglia soffre di questo disturbo, è probabile che possa trasmetterlo geneticamente alla prole.

 

Come convivere con la narcolessia

Come abbiamo detto in precedenza, non esiste una cura risolutiva alla narcolessia, tuttavia alcuni farmaci e alcuni cambiamenti del proprio stile di vita possono aiutare a convivere meglio con la malattia.

Innanzitutto è bene sapere che la diagnosi di questa patologia non è mai immediata e deve essere sempre effettuata presso un centro specializzato in disturbi del sonno.

Per gestire al meglio la narcolessia, è fondamentale adeguare il proprio stile di vita, al fine di ridurre il numero di colpi di sonno. È importante imparare a controllare le emozioni e regolamentare una routine di riposo. A tal proposito si rivela essenziale andare a dormire sempre alla stessa ora e laddove possibile fare dei brevi riposini della durata di 10 o 15 minuti.

Anche la terapia farmacologica può aiutare, ma non può essere risolutiva. Si tratta di farmaci specifici (sotto prescrizione medica) che stimolano il sistema nervoso centrale e che aiutano a ridurre gli attacchi di sonno durante il giorno.

Spesso gli specialisti prescrivono dei farmaci inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) e inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina (SNRI).

Le suddette medicine inibiscono la fase REM, riducono le allucinazioni ipnagogiche, gli episodi di cataplessia e le paralisi del sonno.

Chiaramente durante l’assunzione di questi farmaci è assolutamente sconsigliato consumare alcolici, in quanto potrebbero verificarsi degli effetti collaterali molto gravi.

 

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Come scegliere le migliori reti con doghe in legno per riposare bene

 

Riposare bene è importante, perciò dormire su un letto comodo è fondamentale. A tal proposito, una rete con doghe in legno potrebbe rivelarsi un valido aiuto.

 

Se la mattina vi svegliate lungo un’estremità del letto, perché la vostra rete a molle è affossata al centro, significa che il materasso e la rete stessa non sono più adatte a supportare il peso del vostro corpo.
Anche quando il letto cigola, il riposo potrebbe essere compromesso dai continui rumori prodotti dallo spostamento del corpo che si rigira sul materasso. In poche parole, quando si manifestano i suddetti problemi, optare per delle reti a doghe in legno in sostituzione delle classiche reti a molle, potrebbe rivelarsi la migliore soluzione.

 

I benefici delle reti con doghe in legno

Per decenni il letto a molle ha fatto da padrone nelle case degli italiani e non solo. Purtroppo nel tempo questa tipologia di rete può iniziare a dare problemi di cedimento e diventare abbastanza rumorosa. Dormire su un letto che cigola infatti, potrebbe rivelarsi deleterio per la qualità del nostro riposo.
In alternativa a ciò, le strutture delle reti in legno, o meglio delle reti dotate di doghe di legno, sono in grado di offrire un migliore sostegno del corpo, senza generare rumori molesti. È proprio grazie a queste caratteristiche, che oggi tali supporti risultano i più diffusi sul mercato.
Una rete a doghe in legno consente di realizzare un giaciglio salubre e silenzioso, infatti è in grado di offrire un sostegno rigido al punto giusto e allo stesso tempo confortevole ed ergonomico.


 Quali sono i requisiti di una buona rete?

Il requisito principale di una buona rete consiste nel non fare inarcare la colonna vertebrale durante le ore di riposo. La schiena e il collo devono rimanere allineati, mentre le spalle e il bacino non devono essere sottoposti a curvature innaturali e a tensioni.
Altro fattore fondamentale da tenere in considerazione quando scegliete una rete con doghe, è la qualità degli elementi in legno. Le doghe infatti devono risultare resistenti e allo stesso tempo flessibili, in modo da offrire il giusto sostegno alla colonna vertebrale.
Ovviamente, oltre alla rete, è necessario optare anche per un buon materasso e tale scelta deve essere valutata in base alle proprie esigenze fisiche e a seconda della presenza di eventuali patologie legate all’apparato muscolo-scheletrico.
Se per esempio decidete di comprare un materasso ortopedico a molle, la rete dovrà risultare abbastanza rigida, in quanto questa deve opporre un’adeguata resistenza al materasso, specialmente se la persona soffre di mal di schiena. In questo modo la spina dorsale non affossa e non si curva nel letto durante la notte.
Diversamente, se preferite dormire sopra un materasso più soffice ed elastico (es. in memory foam), dovrete abbinare una rete a doghe più flessibile, ancora meglio se regolabile.
In tal modo avrete la possibilità di assecondare meglio gli assestamenti del materasso, senza però creare degli avvallamenti che potrebbero compromettere il rilassamento della schiena.

 

Le posizioni del corpo durante il sonno

Tutto ciò che limita la libertà di movimento del corpo durante il riposo, va a incidere in maniera negativa sulla qualità del sonno. Quando si dorme, si cambia posizione abbastanza di frequente e maggiori sono i cambiamenti di posizione, maggiori sono i disagi fisici che il corpo si trova a dover affrontare durante la notte.


Tale frequenza può dipendere anche da uno stato emotivo, provocato da un forte periodo di stress o da delle preoccupazioni abbastanza importanti. In tutto ciò un letto ideale dovrebbe adattarsi perfettamente agli spostamenti del corpo, risultando adeguatamente elastico, per offrire il giusto supporto alle parti concave e sufficientemente duro, per mantenere in posizione dritta la spina dorsale.
In poche parole, rete a doghe e materasso devono offrire al corpo un perfetto equilibrio tra morbidezza e rigidità. 

 

La struttura di una rete a doghe in legno

In commercio esistono diversi modelli di reti con doghe in legno, che variano di prezzo a seconda dei materiali utilizzati. Solitamente una rete a doghe classica è costituita da delle fasce in legno di faggio evaporato, fissate a una struttura metallica tramite degli appositi incastri.

In genere questo tipo di rete costituisce una soluzione buona ed economica, con caratteristiche abbastanza “universali”, che le permettono di adattarsi a molteplici tipologie di materasso.
Le reti a doghe larghe e piatte sono ideali per chi  desidera avere un sostegno abbastanza rigido. In pratica è come appoggiare il materasso sopra un’enorme tavola di legno, anche se a differenza di quest’ultima, una rete a doghe larghe agevola una corretta aerazione del materasso, che in questo modo non trattiene l’umidità ed evita la formazione di muffe.

Le reti ortopediche

Per definirsi ortopedica, una rete deve avere degli speciali requisiti. Innanzitutto questa deve accordarsi perfettamente alle necessità di riposo della persona che soffre di determinati problemi dorsali. In pratica non si parla più solo di rigidità e flessibilità delle doghe, ma bisogna tenere in considerazione anche altri parametri molto importanti.
Nelle cosiddette reti ortopediche i due fascioni di metallo ai quali si ancorano le doghe, riducono il gioco di molleggio, mentre i traversini sui quali poggiano gli archi di supporto, donano maggiore solidità e compattezza.
Grazie alle nuove tecnologie, numerose aziende sono capaci di offrire più opzioni in ambito di reti, ovvero modelli con doghe totalmente in legno e reti con doghe in legno e gomma. Queste ultime sono in grado di rispondere meglio alle esigenze di coloro che preferiscono dormire su strutture letto che non prevedono l’impiego di materiali metallici.
Tale scelta può essere determinata sia da un gusto estetico, sia dal desiderio di riposare in luoghi dove non siano presenti campi elettromagnetici. Tuttavia, è opportuno dire che oggi non esistono ancora degli studi scientifici che hanno acclarato con certezza matematica la possibile relazione tra campi elettromagnetici e strutture letto in metallo.
Nelle reti con doghe totalmente in legno invece, i componenti elastici sono rappresentati dai listelli trasversali in faggio, che si innestano direttamente sul telaio portante, che può essere di faggio, di frassino, di rovere o di altri tipi di legno. Ovviamente è da tenere presente che, più è pregiato il legno, maggiore è il costo della rete a doghe.

 

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Come calcolare i cicli del sonno per assicurarsi un rigenerante riposo

 

Il riposo notturno è caratterizzato da diversi cicli di sonno che consentono all’organismo di rigenerarsi. Ma cosa sono queste fasi di riposo e come si calcolano?

 

Durante le ore notturne si susseguono diverse fasi del sonno note anche come cicli di sonno. Solitamente un ciclo ha una durata media di circa 90 minuti e ognuno di questi è intervallato dal passaggio alla cosiddetta fase R.E.M. o rem (Rapid Eye Movement), che a sua volta ha una durata di circa 15 minuti. Quest’ultima è caratterizzata da un’intensa attività onirica e più o meno si ripete ogni due ore.

 

Che cosa sono i ritmi circadiani?

I cicli circadiani sono come gli ingranaggi di un orologio, che quotidianamente regolano i ritmi biologici del nostro organismo. In pratica, il ritmo circadiano scandisce le variazioni cicliche che riguardano le attività psicofisiche di ogni individuo sia durante il giorno, sia durante la notte.

Il termine “circadiano” è stato coniato dallo scienziato Franz Halberg, uno dei padri fondatori della cronobiologia moderna. La parola deriva dal latino “circa diem”, che vuol dire appunto “intorno al giorno”.

L’orologio biologico circadiano viene influenzato da molteplici fattori e si basa su vari stimoli esterni, quali: ambiente, temperatura, lavoro, attività fisica, stile di vita, ecc. Per esempio, i ritmi dei cicli del sonno e di veglia possono essere influenzati dalla temperatura ambientale e dalla luce.

Tale processo determina la produzione di alcuni ormoni e di neurotrasmettitori che a loro volta regolano in maniera diretta l’attività cerebrale. La “base di controllo” di questi ritmi è sita in una regione dell’ipotalamo, dove risiede un gruppo di cellule preposto a tale compito.

Perché a volte ci si sveglia stanchi anche se si è dormito?

Svegliarsi stanchi anche dopo aver dormito, è un fenomeno alquanto frequente e diffuso. È bene sapere che durante il sonno il nostro corpo si muove e sogna e l’intensità della dormita è determinata dalla fase di riposo in cui questo si trova.

In pratica ogni notte attraversiamo diversi cicli di sonno, solitamente cinque, che incidono sulla qualità del riposo e quindi influenzano il nostro risveglio il mattino dopo.

Quando dormiamo, possiamo essere svegliati improvvisamente da una luce notturna, da un rumore, da delle preoccupazioni o da un brutto incubo e tutto ciò non fa altro che rompere i nostri naturali ritmi di riposo, facendoci sentire stanchi il giorno successivo.

Come abbiamo anticipato precedentemente, il sonno non è una condizione “piatta”, al contrario il fisico svolge diverse attività: sogna, si muove, modifica la respirazione, muove le palpebre e i muscoli facciali. Inoltre durante la notte, è possibile svegliarsi anche una ventina di volte, senza esserne coscienti.

Quando si dorme, il corpo non si trova nelle stesse condizioni fisiche come quando si è svegli, infatti cambia anche la frequenza respiratoria, il polso e l’attività cerebrale. In seguito alle varie attività “notturne” delle onde cerebrali, del movimento degli occhi e della tensione muscolare, il sonno si suddivide in quattro o cinque fasi, che si ripetono ciclicamente prima del risveglio.

 

Le fasi del sonno

Il sonno è scandito da quattro fasi principali, che durante il sonno si ripetono più volte ciclicamente: addormentamento, sonno leggero, sonno profondo e sonno Rem.

Il primo stadio ci porta ad addormentarci lentamente, consentendo alla mente e ai muscoli di rilassarsi. Successivamente il nostro contatto con l’ambiente si riduce sempre di più e cadiamo in un sonno leggero che ci permette di rilassarci ulteriormente.

Una volta addormentatici per bene, passiamo allo stadio successivo, ovvero quello del sonno profondo. In questa fase l’attività cardiaca e la circolazione sanguigna si riducono al minimo.

È possibile che in tale stadio possiamo parlare nel sonno o addirittura fare i sonnambuli.

La fase del sonno profondo è abbastanza prolungata e può durare anche un’ora; difatti quando veniamo svegliati all’improvviso durante questo stadio, ci sentiamo spaesati e disorientati.

La fase Rem è nota anche con il nome di “sonno paradossale“, poiché in tale condizione il rischio di risveglio è molto elevato, anche se il nostro cervello è impegnato nell’attività onirica. È proprio a questo stadio che vengono elaborati i sogni. I muscoli sono rilassati e inattivi, pertanto il corpo risulta totalmente abbandonato tra le braccia di Morfeo.

A tal proposito, chi si sveglia improvvisamente nel mezzo di una fase REM, riesce a ricordare il sogno con maggiore facilità.

 

La fase REM

La fase REM, acronimo di “Rapid Eye Movement” ovvero “Movimento Rapido degli Occhi” svolge un compito primario sia nella memoria a lungo termine, sia nell’elaborazione delle esperienze vissute. Ricordiamo che dopo la fase REM ha inizio un nuovo ciclo di sonno.

 

L’importanza dei cicli del sonno

Le varie fasi del sonno sono molto importanti sia per la rigenerazione cellulare dell’organismo, sia per l’apprendimento cognitivo. È proprio per tale motivo che è fondamentale percorrere correttamente tutti gli stadi del sonno. Diversamente, dei disturbi legati alla qualità del riposo, porterebbero il corpo e la mente a soffrire di gravi scompensi biologici, dovuti a una cattiva qualità del dormire.

Se diminuisce la durata di una delle fasi di sonno profondo, l’organismo ha serie difficoltà a rigenerarsi. Se invece si interrompe il sonno durante una fase rem, il risveglio improvviso potrebbe incidere negativamente sui processi di apprendimento che si verificano durante tale stadio.

In poche parole, se ci svegliamo troppe volte durante la notte o se dormiamo poche ore, i cicli del sonno non riescono a espletare correttamente le loro funzioni.

Come calcolare il ciclo del sonno

Come abbiamo visto, dormire bene è un fattore fondamentale, che incide sulla qualità della nostra vita. A tal proposito ecco come calcolare i cicli del sonno in base alle vostre necessità.

Per esempio, su una durata totale di 8 ore di sonno, trasformate le ore in minuti, ovvero 8h x 60’ = 480’. Successivamente dividete questo risultato per 90’, che è la durata media di un ciclo espresso in minuti (480 : 90 = 5,33).

Prendete i minuti rimanenti e moltiplicateli per 90 (0,33 x 90 = 29,70), dopodiché divideteli per 5 (la media del numero di cicli per notte); otterrete così 29,70 : 5 = 5,94. Sommate 90 a questo risultato, al fine di calcolare la durata media di una vostra fase di sonno (5,94 + 90 = 95,94 minuti).

Chiaramente il risultato cambierà a seconda delle ore di sonno che dormite. L’ideale, per ottenere un esito quanto più accurato possibile, è ripetere l’operazione su varie notti, confrontando i dati.

 

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Cosa provoca stanchezza e sonnolenza dopo mangiato? Cause e rimedi

 

Accusare sonnolenza dopo aver mangiato è un fenomeno abbastanza comune, specialmente se il pasto è stato molto pesante. Vediamo come porre rimedio a questo disturbo.

 

Accusare il classico “abbiocco” ovvero uno stato di sonnolenza dopo mangiato, è un problema alquanto diffuso, soprattutto se il pasto è molto ricco di carboidrati. Qualcuno potrebbe pensare di consumare il proprio pranzo o la propria cena direttamente sopra un vassoio da letto, per trovarsi già al posto giusto nel momento in cui sopraggiungono sonno e stanchezza.
Scherzi a parte, si tratta di un fenomeno da non sottovalutare, anche perché molti medici ritengono che uno stato di stanchezza e sonnolenza dopo i pasti, potrebbe essere attribuibile a una condizione di insulino resistenza. Tuttavia è bene dire che questo genere di debolezza fisica, può interessare anche una persona che gode di perfetta salute.

 

Possibili cause della sonnolenza dopo i pasti

Sentirsi stanchi dopo pranzo o dopo cena, è un fenomeno che può essere provocato da molteplici fattori. Studi recenti chiamano in causa le esorfine, dei peptidi oppioidi che si formano durante la fase di digestione del glutine.
Le esorfine sono simili alle note endorfine, infatti una volta assorbite dall’organismo, queste sarebbero in grado di legarsi ai recettori oppioidi del cervello, alterandone l’attività. In casi di alta permeabilità intestinale, l’assorbimento dei suddetti peptidi, potrebbe disturbare l’attività cerebrale a tal punto da provocare addirittura l’autismo nei soggetti più piccoli.
Tale fenomeno è ancora in fase di studio, infatti si parla di teoria, visto che ancora mancano dei dati scientifici certi.

La congestione

Ben più accreditata è l’ipotesi secondo la quale a provocare uno stato di sonnolenza dopo pranzo o dopo cena, sarebbe una condizione di congestione gastrointestinale, dovuta a un eccessivo sforzo digestivo.
In poche parole, un pasto molto abbondante e ricco di carboidrati, per essere digerito, richiede un’enorme quantità di ossigeno. Tale fabbisogno può essere soddisfatto soltanto riducendo il flusso sanguigno nelle altre zone del corpo, a favore dello stomaco.
In questi termini, il senso di sonnolenza è di spossatezza non sarebbe altro che il risultato di un ridotto apporto sanguigno all’encefalo. Tuttavia, è bene dire che anche tale ipotesi è da considerarsi piuttosto remota, perché il flusso di ossigeno e di sangue nella zona cerebrale, è continuamente regolato dall’organismo, pertanto non cala in modo significativo dopo aver mangiato.

 

L’ipoglicemia

Un’altra teoria piuttosto diffusa, relativa alla sonnolenza post prandiale, riguarda una condizione di ipoglicemia reattiva, causata da un alto livello di secrezione insulinica. Dopo aver mangiato un pasto composto da molti carboidrati, grossi quantitativi di glucosio si riversano nel flusso sanguigno, aumentando in modo considerevole la glicemia.
In seguito a ciò, il pancreas risponde secernendo grandi quantità di insulina nel torrente ematico, al fine di riportare nuovamente il livello di glicemia alla normalità, grazie alla sua azione ipoglicemizzante.
L’insulina agevola il passaggio del glucosio dal sangue alle cellule, pertanto quando il pancreas ne secerne troppa, i livelli di glicemia si abbassano in maniera eccessiva, favorendo la comparsa dei classici sintomi dell’ipoglicemia, come per esempio stati di sonnolenza e di spossatezza.
È bene ricordare che l’insulina agevola anche il passaggio del potassio dal sangue alle cellule, pertanto un livello troppo alto di questa proteina può creare uno stato di ipokaliemia, responsabile del senso di affaticamento e di spossatezza muscolare.

Le alte temperature

Il corpo umano è una macchina tanto complessa quanto straordinaria, che riesce ad adattarsi a varie condizioni ambientali, facendo scattare dei meccanismi organici di difesa, volti alla salvaguardia del corpo stesso.
Per esempio, questo risponde alle variazioni termiche esterne, cercando di mantenere sempre una temperatura adeguata, che permetta a tutti gli organi di funzionare correttamente. A tal proposito ricordiamo che il corpo umano è in grado di sopportare un calo di temperatura profonda di 10°C, ma difficilmente è in grado di sopportare aumenti superiori ai 5°C.
Quando fa troppo caldo infatti, il corpo perde molti liquidi attraverso la sudorazione, riducendo così il volume ematico. A ciò va aggiunto il conseguente abbassamento di pressione arteriosa, che favorisce il senso di sonnolenza e di stanchezza.

 

La vasodilatazione cutanea

Una delle difese del corpo più efficienti per prevenire eventuali danni da calore agli organi interni, consiste nella vasodilatazione periferica. Questo meccanismo difensivo è molto utile, in quanto aiuta l’organismo a dissipare meglio il calore in eccesso.
In pratica, quando la temperatura ambientale aumenta, i vasi sanguigni tendono a dilatarsi, al fine di trasportare meglio il calore interno verso le superfici cutanee. Il flusso ematico infatti è anche un vettore termico, che aiuta a trasportare il calore prodotto dagli organi interni verso l’esterno.
Giunto in superficie, il calore viene dissipato per convezione, conduzione, radiazione ed evaporazione (attraverso il sudore). In superficie il sangue cede il calore trasportato ai capillari cutanei e di conseguenza il corpo è in grado di raffreddarsi.

Calore e pressione bassa

Purtroppo la vasodilatazione periferica in circostanze di temperature molto alte, può portare anche a degli effetti collaterali, legati a un forte calo della pressione arteriosa. Tale condizione può causare alcuni problemi, soprattutto a chi soffre già di pressione bassa o di problemi cardiocircolatori.
Quando fa molto caldo, l’apporto di sangue all’encefalo diminuisce in modo considerevole, pertanto il soggetto può accusare affaticamento, sonno e spossatezza, fino addirittura a svenire in alcuni casi.
Tali condizioni possono essere ulteriormente aggravate se vi è una grande perdita di liquidi corporei (disidratazione). La sudorazione infatti, non fa altro che ridurre il volume ematico, contribuendo ad abbassare ancora di più la pressione arteriosa.
Se il surriscaldamento corporeo è improvviso e violento, la vasodilatazione periferica avviene ancora più bruscamente, rischiando di generare un vero e proprio “shock termico”. Appena avvertite sintomi di mancamento come per esempio sudore freddo, vertigini, offuscamento visivo oppure secchezza delle fauci, vi suggeriamo di assumere una posizione orizzontale con il corpo, tenendo le gambe più sollevate rispetto al busto.
In questo modo aiuterete il flusso ematico a ristabilire una pressione arteriosa accettabile; dopodiché rivolgetevi al vostro medico di fiducia per eventuali accertamenti.

 

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Che cosa significa sognare di viaggiare o di perdere il treno

 

A quasi tutti sarà capitato almeno una volta di prendere un treno nel mondo di Morfeo. Ma cosa significa oniricamente viaggiare su questo mezzo? Scopriamolo insieme!

 

Sognare di viaggiare in treno nella dimensione onirica, può avere dei precisi significati psicologici e divinatori. Al fine di interpretare al meglio il sogno al proprio risveglio, è bene ricordare quanti più dettagli possibili, come per esempio se il mezzo di locomozione era pieno di persone o di merci, vuoto, fermo, in corsa, ecc.
Da un punto di vista metaforico, le rotaie possono rappresentare il desiderio inconscio o un vero e proprio bisogno di seguire un percorso ben delineato, con delle regole e una meta precisa da raggiungere. Diversamente i binari potrebbero simboleggiare l’impellente voglia di un cambiamento all’interno della vostra vita, oppure un rinnovamento.
Chiaramente le interpretazioni cambiano a seconda di come appare il treno nel sogno e di come voi vi rapportate a questo. Detto ciò, trasformate la vostra brandina, il vostro letto estraibile singolo o matrimoniale in una “cuccetta” e scoprite insieme a noi quali sono alcune delle interpretazioni più comuni legate all’argomento “sognare treno”.

 

Sognare di viaggiare in treno

Se sognate di prendere il treno e di fare un viaggio, ciò può voler rappresentare la vostra tendenza a lasciarvi trasportare o a farvi condurre da qualcun altro o dagli eventi a una determinata meta, al posto di prendere voi un’iniziativa o una decisione.
Tuttavia sognare di viaggiare in treno, potrebbe simboleggiare anche il bisogno che avete di spostarvi, di muovervi, di rivoluzionare la vostra vita.

Sognare un treno in corsa

Solitamente all’interno di un contesto onirico, i treni in corsa ovvero quelli che viaggiano ad alta velocità, potrebbero indicare che state andando troppo spediti in una determinata situazione della vostra vita.
In poche parole è una sorta di monito che vi invita a rallentare un po’, prima che perdiate totalmente il controllo del mezzo e che deragliate, specialmente se state vivendo una situazione molto delicata da affrontare.

 

Sognare di perdere il treno

Se sognate di perdere il treno o di dimenticare i vostri bagagli, oppure di salire sul mezzo di locomozione con delle valigie pesanti, molto probabilmente significa che siete ancora troppo legati al vostro passato. Fate fatica ad aprirvi alle novità e a cogliere le nuove opportunità che vi si presentano davanti.
Tuttavia, sognare di perdere un treno può rappresentare anche una mancanza di risorse che vi impedisce di raggiungere un obiettivo, oppure che avete paura di perdere un’occasione molto importante.
Al contrario, se nel mondo di Morfeo perdete un treno ma riuscite comunque a raggiungerlo in corsa oppure prendete quello successivo, vuol dire che siete molto bravi a gestire le vostre risorse. In pratica siete bravi a risolvere i problemi e siete dotati della giusta motivazione, che vi aiuta a trovare una soluzione valida o alternativa.

Sognare un treno affollato

Se nei vostri sogni vi si presenta un treno pieno zeppo di persone, affollato a tal punto da impedirvi di salire in carrozza, molto probabilmente ciò sta a significare che avete paura di omologarvi alla massa, che temete di perdere la vostra identità. In questo caso il vostro timore più grande è quello di perdere la vostra unicità, di massificarvi con la società.
Le incertezze, le responsabilità e l’essere inserito in un sistema al quale non vi sentite di appartenere, sono elementi che vi mettono fortemente a disagio. Un’altra interpretazione inerente alla visione onirica di un treno affollato, può essere legata al vostro ambito famigliare.
Vi sentite soffocare, schiacciati dalle responsabilità e dalle molteplici richieste da parte del vostro partner, dei vostri figli o dei vostri genitori, che non vi lasciano tregua. In tal caso, avvertite un forte bisogno di pensare un po’ a voi stessi e non sempre al benessere degli altri.

 

Sognare un treno in movimento

Se sognate di guardare un treno che passa in città, in campagna o in una stazione, molto probabilmente state vedendo una grande opportunità che vi sta passando sotto il naso e che non siete riusciti a sfruttare. I treni in movimento possono essere simboli di occasioni lavorative, sentimentali, o di altro tipo, da cogliere al volo, senza tergiversare troppo.
Se non state attenti nel valutare determinate situazioni, potreste appunto rischiare di “perdere il treno”.

Sognare di non sapere in quale stazione scendere

State sognando di viaggiare in treno ma non conoscete qual è la vostra destinazione o non sapete in quale stazione scendere? Questa manifestazione onirica indica che siete molto impulsivi e insicuri. Tale condizione emotiva potrebbe mettervi in grande difficoltà, pertanto evitate di fare delle scelte affrettate e non ragionate.
L’entusiasmo del momento, l’istinto e la frenesia, potrebbero risultare controproducenti nella gestione di alcune situazioni che al contrario richiedono la massima attenzione. 

 

Sognare di salire sul treno sbagliato

Sognare di sbagliare treno riflette una condizione di forte insicurezza e di timore di non essere all’altezza di affrontare una determinata situazione. L’interpretazione di questo sogno è simile a quella data in precedenza in merito al non sapere a quale stazione scendere.
La sensazione è quella di aver reagito troppo impulsivamente e in maniera frettolosa, senza valutare tutti i rischi del caso. Il risultato è che siete saliti su un treno sbagliato, che vi ha portato in tutt’altra direzione, impedendovi di raggiungere la meta desiderata e peggiorando la vostra situazione.

 

Sognare di guidare un treno

Essere alla guida di un treno nei propri sogni, può indicare che avete una grande fiducia in voi stessi e che avete tutte le carte in regola e le capacità per gestire in maniera autonoma la vostra vita.

Numeri da giocare al Lotto:

– Treno 4

– Treno in partenza 40

– Treno in arrivo 82

– Perdere il treno 56

– Treno pieno 60

– Treno vuoto 37

– Guardare il treno 62

– Treno fermo 90

– Treno merci 42

– Treno che deraglia 8